Attraverso i Varchi - TEATRO oltre i LIMITI

Come nella maggior parte delle cose che faccio e che ritengo importanti, ho sempre bisogno di un pò di tempo per elaborare...per cui mi auguro di non essere fuori tempo massimo rispetto alla vostra richiesta di un feedback circa il percorso di formazione che insieme abbiamo attraversato!

Non sono mai intervenuta poiché ho pensato fosse più giusto lasciare lo spazio a chi volesse chiedervi informazioni anche molto pratiche circa la fattibilità di un'esperienza di teatro in carcere ma ho seguito tutto con grande partecipazione. Il mio interesse era maggiormente rivolto alla possibilità di comprendere quali dinamiche potessero instaurarsi all'interno di una comunità come quella di un laboratorio teatrale in un istituto di pena e soprattutto cercare di apprendere strumenti che mi permettano di essere più competente ed attrezzata quando dovessi riuscire ad essere realmente operatrice di teatro in carcere (rimane ed è tutt'oggi il mio obiettivo principale e quello che mi ha spinto a partecipare ai laboratori!).

Vi ringrazio per l'impegno profuso e per la possibilità che avete offerto di conoscere realtà che agiscono in territori diversi dal nostro e che non conoscevo.

Mi porto dietro qualcosa di ogni incontro (dalle lacrime per la visione del documentario alla dedica a Giuseppe, dai sorrisi che Pino Palo mi strappa alla importanza dei tanti percorsi che si vivono all'interno della casa circondariale di Potenza fino alla conoscenza della struttura del coordinamento Teatro in carcere) ma di sicuro il terzo varco è quello che più di tutti ha dato parole alla mia idea di carcere e, forse, anche di teatro. E' stato un incontro di grande sincerità, di quelle che a volte ti spiazzano anche un pò! Vedendo alcune immagini e sentendo alcuni racconti gli occhi si sono riempiti di lacrime senza nemmeno me ne accorgessi del tutto.

Per come sono fatta, rischierei di entrare nell'analisi di ogni singolo dettaglio ed ogni piccola parola ma comprendo che questo è superfluo e rimane a me come motivo di riflessione e spunto per comprendere dove si vuole andare e dove no, proprio no! Ma una cosa che mi sento di dire è che quelle odiose mura di cinta in qualche modo si sono spostate un pò più in avanti verso la città, verso la comunità, verso la consapevolezza. E so bene che appena ci si rilassa un attimo o si sposta leggermente lo sguardo quelle mura pare ritornino precisamente dove erano prima ma lo sappiamo che, invece, non è così e che ad ogni laboratorio diventano più fragili, ad ogni nuova persona che le attraversa si spostano di qualche centimetro, ad ogni nuova parola imparata diventano un pò più basse e ad ogni emozione riconosciuta si sgretolano un pò. Io come voi ci credo, voglio crederci e di questo vi ringrazio perchè avere compagni aiuta a sentirsi più "forti".

Mi auguro di poter entrare al più presto con voi dentro quelle mura e vederle spostare ed abbassarsi almeno un pò. Quando volete io ci sono (gentilmente fatemi sapere se sarà possibile).

Un abbraccio collettivo e grazie,


Antonella

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Ho scelto di comunicare per iscritto, non per pigrizia, ma perché in questo periodo, come accadrà anche a

voi, siamo sopraffatti da richieste di self-tape di ogni tipo. Quindi ho sviluppato un temporaneo rifiuto.

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Grazie di avermi aiutata a ripescare un sogno nel cassetto, quello di poter un giorno lavorare con i detenuti.

Qualcosa che ritengo importante per completare il mio percorso con il “disagio”.

Era un’idea ancora abbozzata, sono contenta di aver potuto seguire la vostra testimonianza delle nozioni

più reali.

Quanto a voi….. vi ho seguito e spero di seguirvi ancora volentieri, perché siete semplici, chiari, si capisce

che amate il vostro lavoro, e soprattutto non avete la pessima abitudine di “parlarvi addosso” cosa che

accade spesso nel nostro ambiente. Immagino che la vostra grazia vi permetta di attrarre persone e

professionisti simili a voi, e questo è importante. Lo stesso posso dire dei vostri ”ospiti”, che vi prego di

ringraziare da parte mia.

Spero comunque che domani ci sia il tempo per fare altre domande…

Mi piacerebbe molto fare un’esperienza di tirocinio con voi, ma vivo a Roma, e questo mi sarebbe

possibile solo per un periodo breve, definito e consecutivo, riuscendo a trovare una sistemazione non

troppo costosa.

Mi auguro comunque di rimanere in contatto.

Buon Lavoro e Buona Vita


Paola

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Ho partecipato con grande entusiasmo al corso formativo di operatori di teatro sociale della compagnia Petra. In tale formazione ho avuto modo di confrontarmi e rapportarmi con un gruppo di professionisti e operatori del settore. Personalmente ho collaborato con una realtà carceraria della Campania.È da dire che il primo elemento con cui ci si imbatte all'interno di un carcere sono le attese.Attese per mostrare un documento, attese per passare dall'area educativa a quella detentiva ,attese per poter accedere nella sala teatrale dove si svolgevano le prove.Di qua o di là.Qual è il dentro e quale il fuori? Quale sarebbe la posizione migliore da cui osservare ciò che ci circonda? Quando si esce da un carcere, qualcosa in te è diverso. Sicuramente ciò è dovuto dall'essere stati dentro. Quello che ho potuto notare che è fondamentale per i detenuti-attori avere un obiettivo. Un obiettivo è, quando terminato uno spettacolo, avere già in mente che tra qualche mese tutto ciò si potrà e dovrà ripetere. Il teatro e la compagnia Petra mi ha fatto comprendere che anche per loro è esattamente così; il teatro, in un contesto come quello del carcere, risulta uno strumento potente in quanto si sente un enorme bisogno di raccontare e di immaginare.La potenza del teatro è proprio questa: abbattere metaforicamente i muri, superare i confini e se stessi.

Tale formazione e gli incontri di approfondimento "Varchi" hanno arricchito ancora di più il mio bagaglio esperienziale e culturale. Spero al più presto di poter collaborare insieme a voi ! Grazie a tutti i professionisti che in modo gratuito hanno messo a disposizione la loro arte e il loro tempo.


A presto Lella Zarrella


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Vorrei fare una riflessione su ciò che mi ha risuonato emotivamente il percorso di incontri in particolare gli ultimi due incontri in quanto i precedenti gli ho vissuti dal vivo tramite jumperiferie: nel primo mi è rimasta su pelle la vita Dentro al carcere rimandandomi il dentro e fuori: portare dentro in senso de bisogni di unicità e autenticità abbassando lo stereotipo tutti detenuti ma la persona visione rieducativa e fuori , ad esempio il collant con la scolaresca, in una prospettiva preventiva. Mentre con il registra Stefano mi ha trasmesso il legame carcere come trasformazione basato sui bisogni e sul continuo rapporto di fragilità individuale e interpersonale. quindi per creare un collant emotivo tra dentro e fuori, tra fragilità emotiva personali, tra relazioni, incontri e bisogni di reinventarsi si potrebbe portare tutto questo fagotto emotivo rigenerativo anche in un altra realtà al centro di questo periodo di questo momento destabilizzante ma trasformativo: Luogo ospedale dove ritorna la dicotomia dentro e fuori dove ritorna fragilità portare dentro una vita trasformativa teatrale e portare fuori una visione nuova di malattia come globalità attraverso l'azione trasformativa del teatro trovare un dialogo con la parte della sofferenza per renderla parlante e visibile, aiuta la loro presa di coscienza e di contatto per un processo di elaborazione e consapevolezza....... la terapia ti ferma ad una soglia il teatro ti fa andare oltre

concludo dicendo che avete seminato tanti semini di consapevolezza sull'importanza della corporeità, sull'importanza della voce sull'importanza della cura emotiva del teatro verso l'unicità della persona come portarla fuori e potersi guardare con i propri occhi (dentro e fuori).

Vi ringrazio per l'opportunità di crescita ed esplorazione in un campo per me nuovo grazie alla Compagnia Petra e alla dott.ssa Iallorenzi portandomi oltre i limiti.


Bianco Anna Paola




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