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ANTIGONE IN CARCERE

Laboratorio teatrale

Conduttrice laboratorio Antonella Iallorenzi

Sezione femminile della Casa Circondariale di Potenza

Premio Cecilia Salvia. Autorità per i Diritti e le Pari Opportunità - Presidenza della Giunta della Regione Basilicata

 

Si ringraziano il direttore Dott. Michele Ferrandina, il Comandante Commissario Capo Rocco Grippo,

gli operatori dell'area trattamentale e della Polizia Penitenziaria e il Collettivo Progetto Antigone

 

 

 

Il laboratorio teatrale Antigone in carcere è giunto alla sua fase conclusiva con la prova aperta del 27 marzo 2014, andata in scena presso la Casa Circondariale di Potenza, Via Appia 175.

 

Antigone in carcere è un laboratorio teatrale rivolto alle detenute della sezione femminile della Casa circondariale di Potenza. Il percorso, iniziato nel mese di ottobre 2013, ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di dieci donne.

Il progetto vincitore del Premio Cecilia Salvia è stato finanziato dall’Autorità per i Diritti e le Pari Opportunità e dalla Presidenza della Giunta della Regione Basilicata.

 

La fase embrionale del lavoro inizia con la visione da parte delle detenute del racconto-laboratorio Parole e Sassi: la storia di Antigone, in un Racconto-Laboratorio per le nuove generazioni, del Collettivo Progetto Antigone, ideato da Letizia Quintavalla e del quale Antonella Iallorenzi è referente per la Basilicata. Dalla visione sono scaturite le prime riflessioni che ci hanno guidato in un percorso di creazione e conoscenza che si conclude e attua nella prova aperta del 27 marzo: un dedalo di visioni, percezioni, sensazioni, opinioni. Siamo partite dalle parole antiche di Sofocle, passando attraverso Anouilh e Brecht per poi giungere alle nostre, uniche e sole parole.

 

Antigone, antica tragedia greca, è una vicenda di fratelli e sorelle, di patti mancati, di rituali, di leggi non scritte e di ciechi indovini.

Antigone è una donna che disobbedisce alla legge dello stato per obbedire alle leggi non scritte.

Innumerevoli gli spunti e le tematiche di cui è intriso il testo, dicotomie esistenziali come giustizia-ingiustizia, obbedienza-disobbedienza, vita-morte, desideri-diritti, alleanze-conflitti, fiducia-sfiducia.

Il dramma profondo emerso dalla sua storia, quella di tutti coloro che si oppongono alle regole e alla politica, è stato nei secoli messo in scena, riscritto e adattato e non ha mai perso di interesse e di potenza; questo denota l'attualità e l'immutabilità di alcune problematiche, indipendentemente dal contingente momento storico in cui si vive.

 

Il percorso laboratoriale fin da subito si proponeva di arrivare alla costituzione di un gruppo che, ritrovata la capacità di comunicare ed esprimersi, fosse in grado di 'agire' su un palcoscenico. Tale risultato, solo in apparenza elementare, si prefiggeva di utilizzare proficuamente la molteplicità delle partecipanti al corso, animate da diversi interessi, lingue, culture e pensieri. Tale varietà, che in un corso di tipo diverso, in cui la comunicazione verbale è fondamentale, sarebbe motivo di empasse, in un'attività teatrale, dove sono in gioco particolari forme di comunicazione e di linguaggi, è stata fonte di ricchezza, di potenzialità creativa, di riscoperta reciproca. Nello svolgimento del laboratorio la componente di lavoro collettivo è stata preponderante e anche la drammaturgia è divenuta il frutto del lavoro del gruppo.

 

La prova aperta del 27 marzo ha acquisito un'importanza straordinaria per tutti, per noi, per le attrici/detenute, per la casa circondariale e per coloro i quali hanno avuto la possibilità di assistervi. Un pubblico speciale che ha saputo abbracciare il gruppo delle attrici nel loro sforzo di rappresentazione al di là di ogni giudizio estetico o di fanatica curiosità, condividendo una messa in/alla prova

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